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Dino Amenduni

In modo volutamente anarchico. Cerco di non chiudermi dentro schemi di studio troppo rigidi per paura di finire in qualche bolla informativa. Ci sono però alcuni must: la rassegna stampa locale (Puglia, la mia regione) e nazionale ogni mattina, una decina di newsletter, i gruppi Whatsapp con amici e colleghi (che alla fine si rivelano il bacino più prezioso, e infatti sto dietro a tutte le notifiche anche se è molto faticoso), almeno due telegiornali al giorno. Leggo tutto il giorno, ma leggo troppo poco per piacere o comunque libri o saggi. Spero di recuperare già da quest’anno.

Simone Borsci

Leggo, partecipo a conferenze, seguo corsi, ed avendo la fortuna di insegnare sono anche spinto ad aggiornarmi costantemente per spostare sempre l’asticella di chi partecipa ai miei corsi.

Laura Bortoloni

Il problema è distinguere le informazioni utili dal rumore di fondo. Ho scelto delle fonti da seguire: alcuni designer, alcune conferenze, alcuni workshop. Ho un taccuino Evernote per ogni disciplina che mi interessa, accumulo appunti e casi studio interessanti. Più la regola di frequentare un momento formativo — un corso, un workshop, un laboratorio — almeno una volta l’anno. Ma, in un mondo in cui l’offerta formativa è strabordante, niente vale come una domenica in casa da soli a studiare perché è lì che si riesce ad essere traversali e costruire la proprio personale mappa delle relazioni tra le informazioni.

Cesare Bottini

“Faccio cose, vedo gente”, leggo di tutto e provo spesso a fare reverse engineering dei fenomeni che mi circondano, cercando di capire il senso delle azioni degli altri.

Laura Bustaffa

Vado a meetup su temi specifici che non conosco bene, sono iscritta 5–6 newsletter e quando ho tempo leggo libri a tema. Cerco di andare almeno a una conferenza all’anno. L’azienda in cui lavoro in questo momento ha un ottimo sistema di networking per designers (siamo una decina, lavoriamo in gruppi piccoli a prodotti/progetti diversi) che tiene viva la conversazione su temi tecnici e più… filosofici. Se non sono sicura di qualcosa mentre sto affrontando un progetto faccio un po’ di ricerca — che a volte porta risultati inaspettati. In generale tengo le orecchie tese, parlo con le persone.

Valentina Catena

Ho la fortuna di lavorare in un team guidato da grande desiderio di innovazione che a volte sembra più un think tank che una società di consulenza. Quindi i colleghi sono la prima fonte di ispirazione e una fonte inesauribile di spunti di lettura. Approfondisco poi con frequenti corsi di formazione e la partecipazione a conferenze del settore. La mia “facebook chamber” ed i gruppi che sottoscrivo sono anche spesso fonte di aggiornamento.

Paolo Ciuccarelli

Coltivo i miei filtri “umani”, le persone da cui ricevo stimoli interessanti con continuità, conferenze quando possibile, e poi il Web, fondamentale.

Daniele De Cia

Letture quotidiane delle newsletter di settore: Design Thinking, Harvard Business Review, MIT Technology Review…

Matteo De Santi

Ascolto, parlo, leggo, viaggio. Le solite cose. Ma cerco soprattutto di farmi contaminare. Quando progetti servizi, la cosa bella è che parli con un sacco di gente che fa cose diverse da quello che fai tu. A tutti i livelli. E che vede lo stesso problema da punti di vista diversi. O che ha visto problemi e opportunità che a te erano sfuggiti. “Mantenermi aggiornato” non significa quindi sperimentare questa o quella nuova tecnica, adottare questa o quella nuova metodologia, seguire questa o quella nuova tendenza. Anzi, significa mettere in discussione il proprio punto di vista, prima di quello degli altri. Avendo come obiettivo quello di arrivare, un giorno, a non avere affatto UN punto di vista.

Federica Fragapane

Cerco costantemente nuove storie e dataset da comunicare. Uso molto Twitter e partecipo a conferenze legate al mondo del design, della data visualization e del data journalism.

Carlo Frinolli

Cercando di essere il più possibile onnivoro nella conoscenza, eliminando le paratie e rifuggendo le sole pubblicazioni per addetti ai lavori. Qualche volta accade per merito della mia bolla di connessioni, qualche altra volta perché scavo e ricerco. Spesso per caso, o almeno così sembra… La serendipity è spesso stata protagonista dei miei aggiornamenti: sono incappato tante volte in articoli o argomenti che mi erano interessanti, proprio nel momento in cui pensavo lo fossero e ero attento… Coincidenze? Io non ci credo…

Clementina Gentile

Leggo spesso articoli e libri, ma sono principalmente le conferenze che mi permettono di scoprire e sperimentare nuove metodologie in quanto eventi catalizzatori di prezioso dialogo e confronto con altri professionisti. Trovo anche interessanti articoli di socio-politica e filosofia per cercare di comprendere meglio la complessità dei cambiamenti del nostro tempo.

Salvatore Larosa

Coltivo la curiosità. Leggo e studio come un matto, sia online sia libri. Provo a creare cose e sperimentare per i fatti miei. Faccio formazione e workshop e imparo costantemente dalle persone a cui insegno. Partecipo a conferenze e workshop di design e di vari settori in giro per l’Europa, viaggio e osservo come vivono le persone. Mi confronto con le persone delle comunità per cui lavoro (compresi ovviamente i colleghi). Sottolineo “comunità” al plurale: design certamente ma anche marketing, business strategy, change management e quelle dei settori verticali in cui di volta in volta mi sono trovato a lavorare: finance, insurance, TLC, media, HR. La nostra forma mentis deve essere permeabile e lasciarsi permeare: noi designer abbiamo la possibilità di apprendere da tanti settori (anche quando non ci stiamo lavorando direttamente) e a nostra volta agiamo da “agenti di contaminazione” tra settori. Tutto quanto sopra occupa circa il 50% del mio tempo non lavorativo e ad esso vanno aggiunte le attività di analisi e comprensione di contesto, trend, strategie e apprendimento da clienti/utenti che ho durante il lavoro.

Marco Giglio

Vorrei dire che mi spinge principalmente la curiosità, ma è la necessità la molla più forte. Mi butto in una nuova sfida con la volontà che la risposta sia sempre nuova. Per risolverla sono costretto ad esplorare, a parlare con persone, a schematizzare e a costruire una teoria sulla base di tutti questi elementi. Poi, in preda all’entusiasmo, metto la mia teoria alla prova tentando di convincere altri. Se ci riesco, allora comincio a credere di aver imparato qualche cosa di nuovo.

Erika Lauro

Studio e ricerco regolarmente tutto quello che ruota intorno al mondo dell’Experience Design. L’anno scorso, per esempio, ho fatto un corso di Growth Hacking per espandere le mie skills su Experiment design.

Laura Licari

Leggo molto — più report e articoli che saggi a dir la verità — ma sopratutto mi piace confrontarmi in persona a partire da trend o temi che toccano il mio lavoro con colleghi, clienti e altri designer per raccogliere punti di vista sempre diversi. Un altro stimolo di aggiornamento è l’insegnamento e la divulgazione: confrontandosi con persone dai background professionali e generazionali sempre diversi è necessario mettersi in continua discussione ed arricchire i fondamenti della propria competenza professionali approfittando di un punto di vista inedito.

Debora Manetti

Il web e un’accurata selezione di contatti professionali da seguire sui social network sono una buona base di partenza. La piattaforma TED è un fantastico repository di stimoli e riflessioni qualificate, abbracciando anche ambiti meno attinenti e quindi aprendo anche a nuovi punti di vista. Le conferenze offrono di solito tanta energia, informazioni e contatti. E le docenze sono senz’altro una buona occasione per costringerci a espandere le proprie conoscenze.

Patrizia Marti

Leggo molto, libri, riviste, ultimamente Medium Daily Digest che pubblica articoli molto interessanti.

Silvia Minenti

Partecipo agli eventi di settore, cerco di conoscere le persone che fanno il mio lavoro e accendere discussioni costruttive; leggo articoli e libri del settore, ma soprattutto cerco di prendere spunto dalle situazioni quotidiane: una passeggiata, un telegiornale, per applicare la metodologia e l’approccio da designer, e vedere se si riesce a trovare delle soluzioni consistenti, e dove trovo che non riesco, allora lì, comincio a cercare, a studiare ad aggiornarmi. Mettersi alla prova, superare i propri limiti è un modo per mantenersi aggiornati come designer.

Alessandro Nasini

Sono sin da piccolissimo un forte lettore, poi anche appassionato di televisione, prima specialmente documentari ora di fiction. Direi che internet è un mix di tutto questo — funzionalmente — eccezionalmente efficiente.

Daniela Petrillo

Newsletter, newsletter e ancora newsletter. Dedico ogni mattina circa 40 minuti alla lettura di newsletter o blog per cui ho accuratamente preselezionato le mie preferenze. Partecipo poco ad eventi plenari, ma quando succede e vengo colpita da altri partecipanti inizio a seguirli per saperne di più. E cerco di mettere un piede in università con cadenza adeguata, perché il confronto con gli studenti mi obbliga a fare una full immersion di ultime novità per non farmi trovare impreparata!

Domenico Polimeno

Per buona parte della mia carriera sono stato freelance, e quindi aggiornarmi era una necessità di mercato che unita alla mia curiosità mi ha portato a sistematizzare un po’ le mie fonti di approvvigionamento. Uso Twitter con delle liste molto curate, il mio feed rss che ormai conta più di 2000 siti, sono iscritto ad una decina di newsletter a tema, sono abbonato a Medium ed infine partecipo a dei meetup virtuali con gente da tutto il mondo organizzati da Lou Rosenfield. Tutte queste fonti mi danno spunti per comprare libri e vedere video. Cerco di leggere almeno una ventina di libri all’anno e durante i weekend se ho tempo sperimento nuove tecnologie.

Antonio Romano

L’aggiornamento professionale è un farmaco da prendere a intervalli regolari, quotidianamente. Nonostante questo, corro ugualmente il rischio di abbrutirmi tutti i giorni lavorando. Per fortuna, ho i materiali da preparare per il mio corso e allora torno a studiare.

Giovanni Ruello

La scintilla della conoscenza la da il network. Mi informo principalmente sul canale digitale, trovo che LinkedIn sia diventato un ottimo aggregatore di informazioni, ma è necessario avere una rete di contatti che condivida informazioni di qualità. Faccio parte di alcuni canali Slack (Service Design Network, This is HCD), ascolto podcast (Service Design Show), e mi sforzo di leggere qualche libro. Ma la modalità di apprendimento che preferisco è stare in mezzo alle persone di una comunità di pratica. Nei miei anni berlinesi, ero presenza fissa ai locali Service Design Drinks. Ogni anno provo a partecipare ad un corso di formazione ed una conferenza. Nel recente passato, uno scambio settimanale peer-to-peer con un amico e “collega” è stato una fonte preziosa di scambio, vibrazioni positive e maturazione professionale e personale.

Daniela Sangiorgi

Principalmente attraverso riviste scientifiche, convegni, collaborazione con colleghi a livello internazionale e del Politecnico, eventuali eventi culturali a Milano.

Daniela Selloni

La prima cosa è insegnare alle nuove generazioni, questo è il più grande corso d’aggiornamento che frequento. La seconda è parlare con chi reputo depositario di conoscenze e novità, è più facile farsi raccontare le cose che cercarle on-line. La terza è frequentare (poche) conferenze/talk/eventi interessanti. La quarta è leggere (on-line, off-line) articoli, libri. La quinta è vedere (possibilmente guardare) mostre, video, film. Tutte queste cose, a parte la prima, le faccio in maniera sporadica e poco codificata, di solito negli interstizi di tempo.

Luca Simeone

Eh eh, leggo tanto (libri, articoli, blog) eppure ho sempre la sensazione di non essere aggiornato abbastanza.

Cristiano Siri

  • Frequento, apro e mi attivo in piccole comunità di interessi o pratiche legate alle frontiere (dell’essere e del fare, più che del sapere) che sto indagando in quel periodo.

  • Seguo articoli, video e webinar di autori che indagano quelle stesse frontiere.

  • Cerco di praticare l’ascolto in ogni contesto. L’aggiornamento in questo caso non è acquisire nuove conoscenze da fuori, ma praticare, aggiornare e migliorare la mia capacità di ascolto, che è fondamentale per poi decidere cosa progettare e come farlo.

  • Bazzico nei boschi. Ne sanno molto.

Alberta Soranzo

Bella domanda. Ho pochissimo tempo libero, quindi compro più libri e scarico più articoli di quanto non riesca realisticamente a leggere. Podcast e video sono una forma d’apprendimento che faccio fatica a fare mia (ma ci sto provando), e preferisco imparare direttamente dalle persone… quindi conferenze, convegni e conversazioni quando posso. E, naturalmente, internet. Direi che invece di mantenermi aggiornata, preferisco rimanere curiosa — se c’è qualcosa che non so, non capisco o mi interessa (personalmente o professionalmente), ricerco, m’informo e chiedo. Penso che la capacità di fare domande e dire “non so” sia la mia tecnica preferita per non smettere di imparare.

Clizia Welker

Colgo news e ispirazioni da colleghi e persone nel mio network più veloci di me a captare e a condividere (ad esempio sui canali Slack aziendali). A mia volta spulcio blog, aggregatori di notizie (es. Medium, Feedly) e social media, ma confesso di non avere ancora conquistato l’igiene mentale e il salutare equilibrio che mi consentano di accogliere informazioni nuove e di salvaguardare al tempo stesso gli spazi di quiete e di vuoto per me necessari. Leggo un discreto numero di libri che parlano di spiritualità, filosofia, psicologia, etologia, nei quali ricerco spunti e stimoli per la mia evoluzione personale, e frequento spesso corsi di formazione nel campo del design e discipline limitrofe.

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