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Sara Brunettini

Sin da piccola sono sempre stata appassionata all’arte e alla creatività. Disegnare a mano o al computer erano da sempre le mie più grandi passioni e ho avuto modo di portarle avanti fino al liceo artistico. Il corso di architettura mi diede modo di avvicinarmi al mondo del design, tanto che nel 2011 decisi di iscrivermi al corso di Graphic Design & Art Direction presso la NABA di Milano (Nuova Accademia di Belle Arti).

Sara Bellini

Volevo fare disegno industriale grazie al mio insegnante di arte che mi ha introdotto. Man mano che studiavo, capivo che il prodotto era solo una parte dell’esperienza umana, e mi misi a studiare Design Research. Le opportunità lavorative mi portarono al Service Design in Engine e lì capii.

Patrizia Bertini

Alla fine degli anni 90, decisi di fare la tesi usando esclusivamente internet: era una sfida ed un modo per esplorare quella cosa ancora nuova che si chiamava web. E così, munita di modem a 33.6K e tanta pazienza iniziai le esplorazioni del web e mi appassionai al potenziale che lo strumento aveva ed al potere dell’interazione. Fu così che nel 1999, finita l’università, mi iscrissi ad un corso per diventare WebMaster — il nome fa sorridere oggi! …900 ore per imparare lo scibile di design, usabilità, reti, HMTL, CSS, Adobe, Macromedia (ve lo ricordate Flash?). A quel punto mi fu chiara una cosa: che l’aspetto usabilità era la cosa che mi appassionava di più e dove mi sarebbe piaciuto continuare le mie esplorazioni. Il mio primo lavoro, come Consulente in Usabilità nel gennaio 2000 fu l’inizio di un periodo di esplorazioni e la nascita della mia passione per tutto ciò che è reiterazione e web.

Alex Cascarano

Da piccolo immaginavo i videogiochi del futuro e ne disegnavo le copertine, ho iniziato a studiare Graphic Design all’età di 14 anni a scuola e poi non ho più smesso.

Emanuela Damiani

Grazie ad internet, la demo di Photoshop di Adobe e il crack (non la droga).Poi ho avuto un blog, e mi divertivo a fare i temi insieme ad una mia amica. Ed un giorno una persona mi ha detto: “Ma sai che questa cosa qua che fai, che disegni i temi dei blog… può essere un lavoro?” E da lì mi si è aperto un mondo.

Marianna De Caro

Seguendo il mio istinto e il sentimento di appagamento che provo nel fare e nel progettare a diversi livelli. È qualcosa che mi caratterizza sin da bambina ma solo col tempo e l’esperienza lavorativa ho compreso che il mio ruolo ideale è la designer. Ci sono arrivata con un percorso non lineare e, per me, il bello deve ancora venire!

Mariateresa Dell’Aquila

Potrei raccontare che il mondo del design è sempre stato il mio sogno fin da piccola e che ho fatto di tutto per arrivarci, ma non è così. Ci sono arrivata dopo due anni di Economia, cinque di Scienze della Comunicazione e quattro di lavoro nella comunicazione pubblicitaria. Poi nel 2010 mi hanno dato una possibilità: potevo continuare quello che stavo facendo o entrare nel mondo tutto nuovo della user experience, che non conoscevo se non per sentito dire da qualcuno che — nella pubblicità — appariva allora come una mosca bianca. Ero curiosa e ho fatto il salto, mi sono innamorata e sono rimasta.

Claudio Dell’Era

Nella parte conclusiva del percorso di Laurea in Ingegneria Gestionale presso il Politecnico di Milano conobbi Roberto Verganti che da alcuni anni si era appassionato della relazione tra Design e Innovazione.

Giuseppe De Luca

Tutto nasce da bimbo, dal mio innato desiderio e divertimento di creare qualcosa di nuovo dal nulla, che sia attraverso il gesto di una scarabocchio a matita o la trasformazione di una pila di mattoncini uguali in soggetti sempre diversi.

Stefano De Rosa

Quasi casualmente, alle scuole superiori mi accorsi che l’ora di disegno grafico era una delle poche cose che facevo con piacere quindi pensai che avrei potuto approfondire in seguito.

Valentina Di Michele

Mi occupo di design dei contenuti da più di vent’anni: subito dopo la laurea ho fatto un master in grafica pubblicitaria e sono entrata in un’agenzia di servizi che faceva siti web della P.A.. Scrivevo contenuti in tutte le forme, e nei primi anni 2000 ho iniziato a progettare la navigazione, i wireframe. Posso dire di essere entrata in contatto col mondo del design in quegli anni: si iniziava a parlare di Architettura dell’Informazione e del Content Design di Gov.uk. Ho continuato per anni in quello spazio condiviso tra marketing e design senza delimitarli mai, come se fossero un unicum digitale. E, confesso, ho scoperto la parola UX solo 5 o 6 anni fa.

Luana Donetti

L’ultimo esame della triennale in Comunicazione (di cui non ricordo il nome) aveva come argomento la Human Computer Interaction, e due libri di Don Norman: Emotional Design, e Il Computer Invisibile. Da li è stato subito amore: adoro risolvere “problemi”.

Raffaele Gaito

Per necessità. Vengo dal mondo dello sviluppo software, ma ho sempre fatto impresa. Questo mi ha permesso di osservare i prodotti (digitali) da un punto di vista più olistico, rispetto a chi si limita a scrivere solo codice. Ho realizzato molto presto di avere diverse lacune nelle mie competenze e lungo la strada ho provato a colmarle con lo studio da autodidatta e sporcandomi le mani sul campo.

Riccardo Ghignoni

A 19 anni già ero “quello che fa i siti internet”. Ho quindi facilmente iniziato a lavorare in un’azienda digitale dove ho trovato spazio per la mia indole a metà tra visual e sviluppo codice. In seguito ho approfondito gli studi allo IED di Roma, dove ho abitato.È qui che ho avuto l’iniziale contatto con la buona progettazione. Nasce anche l’esigenza ed il piacere di partecipare ad eventi e corsi sul tema della progettazione. Infine un periodo di stage e lavoro in un favoloso studio di Lugano, mi ha permesso di conoscere persone oltre le aspettative, che mi hanno “contaminato” e specializzato, rendendomi a tutti gli effetti un progettista.

Serena Giust

Il mio percorso non è stato lineare, ho studiato prima turismo e poi scienze tecnologiche. Ho lavorato per diversi anni nel marketing. Quando mi sono avvicinata al mondo del design e della user experience, non sapevo ancora bene cosa fosse. Ho avuto la fortuna di imparare strada facendo, in azienda. Scrivere un libro (sullo UX Writing) è stato il pretesto per trovare la forza di studiare, documentare, e dare forma a quel che stavo imparando. All’epoca, nel 2018, non conoscevo quasi nessuno che fosse UX Writer in Italia. Quando poi il libro è stato pubblicato, ho scoperto tantissime persone appassionate alla materia, o che facevano già quel lavoro ma non sapevano dargli un nome.

Matteo Gratton

Un giro lunghissimo! Sono laureato in Musicologia e volevo fare il professore. Poi i casi della vita mi hanno portato ad essere un coder e un project manager per qualche anno, dove ho realizzato che buona parte del mio lavoro era incentrato sullo UX Design. Ho scoperto questo mondo dal suo interno e mi sono appassionato così tanto per qualcosa che era totalmente nuovo per me. Insomma, per farla molto breve!

Pietro Gregorini

Credo che, inconsapevolmente, abbia influito frequentare gli ambienti artistici in cui mio zio, pittore e professore all’Accademia di Belle Arti, era solito portarmi da bambino. Negli anni a seguire ho realizzato, in modo quasi naturale, di avere uno spiccato senso estetico che mi ha portato a interessarmi da autodidatta al design.

Marisandra Lizzi

Essendo appassionata di Internet dalla sua nascita, ne leggo da sempre. La prima volta che ho avuto relazioni dirette di natura professionale è stato quando lavoravo come responsabile di comunicazione nel team per la Trasformazione Digitale al Governo. Qui la notizia in cui ho presentato la community dei designer.

Giuseppe Montella

Non sono un designer nel senso classico del termine. Ho studiato Economia perché non sapevo cosa fare da grande e sono arrivato al Design attraverso un percorso magico: partendo dalla strategia e lo sviluppo di nuovi business, passando per tante tappe di lancio di nuovi prodotti e concludendo nel fantastico mondo della customer experience Digital: dieci anni meravigliosi per scoprire che il Design era il lavoro della mia vita. Grazie a questo percorso atipico, nel design metto insieme strategia ed execution, visione di business e centralità del cliente, creatività ed analiticità, ricerca ed experience.

Elisa Pasceri

Facendo finta di saper costruire siti web per pagare gli studi nel settore moda! Inizio anni 2000, durante l’università in Scienze della Comunicazione ho fatto uno stage in un prestigioso ufficio stampa, alla fine del quale ho ricevuto un’offerta d’assunzione. Quell’esperienza mi ha fatto capire che più del contratto a tempo indeterminato mi premeva fare un lavoro creativo. Visto che all’epoca vivevo in Italia — e non sapevo dell’esistenza di UX & co. — la scelta più razionale mi è sembrata l’ambito moda. Ho iniziato un’accademia privata e accettato qualsiasi lavoretto per pagare la retta e l’affitto, fino a che l’amico dell’amico mi ha chiesto se conoscessi qualcuno che sapesse fare siti web. Avendo sempre avuto un minimo di dimestichezza con Photoshop, HTML (e addirittura Flash) mi sono buttata e ho mentito spudoratamente. Ottenuto l’ingaggio, mi sono messa a studiare il più possibile, soprattutto l’aspetto tecnico (CSS, PHP, MySQL, Wordpress etc.) Il pallino della moda è passato, ma la passione per il digitale è rimasta. Da web designer tuttofare mi sono poi specializzata in interaction design e più di recente in product design.

Carola Pescio Canale

Ho scoperto il mondo del design da due strade apparentemente opposte. Avevo circa 14 o 15 anni quando imparai ad usare photoshop e illustrator. Passavo ore e ore davanti al computer a creare grafiche per puro divertimento, e sperimentavo copiando cose altrui e cercando di emulare stili che mi piacevano ai tempi. Questa esperienza all’apparenza irrilevante mi ha fatto scoprire l’amore per la grafica e mi ha permesso di imparare ad usare i software di design che tutti usavano ai tempi. Fast foward di cinque o sei anni e mi ritrovo a studiare Economia a Genova, dove ci vengono insegnati i “bisogni del consumatore”, e tecniche di marketing per influenzare le decisioni di acquisto dei consumatori. È lì che veramente capii che tutto ciò che ci circonda è stato progettato da qualcuno, incluse le esperienze e prodotti digitali che tanto utilizzavo. Da lì, approcciai il mondo del design digitale e capii che design e business non sono poi cosi diversi, e che quella consapevolezza sarebbe stato il mio super potere.

Laura Polazzi

Per caso. Nella mia famiglia e nella mia piccola città di design non si parlava. Mi sono iscritta a scienze della comunicazione per studiare semiotica, poi ho incontrato un gruppo di docenti e ricercatori che si occupavano di psicologia cognitiva, interazione uomo-macchina, intelligenza artificiale, e ho cominciato a cambiare strada. Al terzo anno di università ho partecipato all’ Apple Design Project, sono stata a Cupertino e capito che progettare era divertente. In quel momento la facoltà di scienze dalle comunicazione di Siena era un luogo di sperimentazione e di ricerca, gli studenti venivano da subito coinvolti nei progetti e nei laboratori, si lavorava in gruppo, si facevano concorsi, festival, conferenze. Era bello.

Cristiano Rastelli

Diciamo per vie traverse. In realtà non sono un designer “puro”, né per formazione né di lavoro. Sono sempre stato un ibrido (quello che in gergo è chiamato “polymath”). Ho sempre avuto una doppia anima, da ragazzino il mio modello era Leonardo Da Vinci, sicuramente la figura più poliedrica che l’umanità abbia mai visto. Gli studi scientifici (liceo prima, università poi) mi hanno portato al mondo dello sviluppo software, ma la mia passione per l’arte e l’estetica mi ha sempre fatto avanzare su due binari paralleli. Da qui lo sviluppo web nei miei primi anni della carriera (per sua natura, il web è un medium visuale basato su codice) fino alla più recente crescita professionale nell’ambito dei dei design systems (in cui design e engineering sono uno la controparte dell’altro). Oggi non disegno più pagine o schermi: disegno sistemi, processi, tools (e mi piace da morire!).

Mirko Santangelo

Ho iniziato la mia carriera nel mondo del design da giovanissimo, lavorando come garzone in un piccola bottega di serigrafia in Sicilia. Dopo la formazione accademica e diversi anni di esperienze lavorative ho deciso di continuare il mio percorso da progettista negli Stati Uniti, dove oggi vivo e lavoro.

Cosimo Scarpa

Ho sempre avuto una passione per il design ed il problem solving e prima dell’università l’ho sempre considerata come tale: qualcosa in cui dedicarmi nel tempo libero quando volevo passare del tempo con me stesso. Dopo essermi laureato in Biologia comunque, ho scoperto l’UX field che ha un approccio abbastanza scientifico ed ho trovato molto interessante. Da lì ho iniziato a seguire un sacco di bootcamps, webinar e meetups in design per diversi anni, ed è una cosa che comunque continuo a fare tutt’ora.

Silvia Soccol

È una domanda che in effetti non mi sono mai posta… forse perché nel mondo del design mi ci sono sempre sentita dentro e pensandoci bene mi sembra che abbia sempre fatto parte in un modo o nell’altro della mia vita. Da quando tentavo di ritrarre mio nonno quando non sapevo ancora scrivere, all’ostinazione di decidere io quale dovesse essere il mio nome, alla passione per i colori e alle scelte di studio e che mi hanno portata ad essere la designer che sono ora.

Paolo Spazzini

Credo che il primo trigger sia stato scoprire i “palmari” nei primi anni 2000. Avevo si e no dieci anni. Mi ricordo che ne ero molto affascinato, avevano un non so che di futuristico all’epoca e facevano viaggiare la mia immaginazione su filoni cyber-fantascientifici. Mi entusiasmava il fatto di poter interagire direttamente con il display. Poi, long story short, ho frequentato il Liceo Classico e mi sono avvicinato al mondo del design laureandomi in User Experience Design all’Università di Trento.

Antonella Turchetti

All’università, seguendo i corsi di Interazione Uomo-macchina.

Barbara Vasi

Tramite uno dei primi master post laurea sul tema, allo IED: Master in Web Journalism nel 2001.

Taddeo Zacchini

Fin da piccolo ho sempre avuto forti interessi nel mondo dell’architettura, animazione e grafica. L’interface design manifestava un mix perfetto di queste discipline.

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