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Dino Amenduni

In tutto ciò che mi renderebbe autonomo dal punto di vista della produzione dei contenuti, dalla suite Adobe (con annessi programmi di foto e video-editing) a un minimo di linguaggio di programmazione. Ma è inutile che mi prenda in giro: o studio e penso, o produco. Quindi mi basterebbe restare aggiornato su quello che faccio, affidando la parte più pratica della mia formazione a qualche momento di declino professionale :)

Simone Borsci

Sicuramente in ambito di machine learning e AI, cosa che sto già facendo seguendo corsi. Linguaggi di programmazione, anche in ambito VR, e approccio bayesiano alla statistica.

Laura Bortoloni

Da due anni ho iniziato delle esperienze nell’insegnamento. Le competenze necessarie per questo nuovo ruolo sono diverse e integrano quelle legate alla pura conoscenza della disciplina e quelle professionali. Sto cercando di migliorare le mia capacità di gestire un gruppo, parlare in pubblico, motivare un percorso. Per chi è abituato alla direzione artistica, è difficile muoversi sul confine tra le abilità di sintesi e quelle maieutiche. Mi sto impegnando.

Cesare Bottini

Sono affascinato da come i processi creativi si possano fondere insieme e abbiano sempre una matrice comune; per cui arte moderna, architettura, sceneggiatura sono le mie ultime perversioni.

Laura Bustaffa

Il visual e graphic design è il mio tallone d’Achille: come UXer mi sono formata sul campo e ho fatto studi molto più legati alla lingua che all’aspetto puramente visivo del design. Al momento vedo cosa c’è che non va in un design, ma non sono altrettanto veloce a correggerlo. Per colmare il gap ho studiato, cercato di fare pratica e di prendere ruoli che mi permettano di esercitarmi e imparare.

Valentina Catena

Nel mio lavoro, spesso io sono il primo oggetto di conoscenza. Quindi l’auto consapevolezza è l’area su cui non finirò mai di imparare (e, spero, fare anche passi avanti). Dopodiché il coaching, soprattutto ad approccio integrale, così da connettere con l’individuo e alla sua motivazione profonda, i comportamenti visibili, i valori e la cultura e con il sistema organizzativo nella sua interezza.

Paolo Ciuccarelli

Sto attivando una linea di ricerca ad-hoc su Design e AI nel Center for Design che dirigo a Northeaster University a Boston. Nel campo del design applicato ai dati sto approfondendo trasformazioni che vanno al di la’ della visualizzazione, altri canali, “fisicalizzazione”, sonorizzazione…

Daniele De Cia

Nel futuro della mobilità, un tema molto importante per la società per impatto, complessità e rilevanza rispetto alla vita quotidiana delle persone, inoltre un tema ancora oggi in gran parte inesplorato da parte del design. È anche il momento giusto: stiamo entrando nel decennio che rivoluzionerà l’industria automobilistica, la produzione di energia e gli spostamenti quotidiani.

Matteo De Santi

Vorrei progettare servizi per le situazioni di conflitto, di marginalità, di disagio sociale e culturale. Vorrei progettare servizi per i bisogni più elementari, che spesso sono dati per scontati nella nostra società, e non per i bisogni indotti o proiettati. Vorrei “restituire” insomma, se possibile. Restituire attraverso il mio lavoro. Ecco, proviamo a chiamarlo così: vorrei progettare per i “diritti”.

Federica Fragapane

Mi piacerebbe sperimentare e spingermi nell’ambito delle installazioni e delle visualizzazioni di dati fisiche.

Carlo Frinolli

La filosofia, potrei rispondere dandomi un tono. Ma un fondo di verità c’è, devo dire. Nella nostra vita lavorativa sempre più spesso ci siamo ritrovati a chiederci e a porci la domanda fondante della filosofia, in fondo, ovvero: perché? Una domanda che dovremmo porre sempre ma anche porci più spesso. E anche l’etica, perché come diceva Cennydd Bowles un paio di anni fa a WUDRome, le implicazioni etiche del nostro lavoro stanno prendendo risvolti sempre più decisi e importanti, quindi bisogna porsi questo tipo di interrogativi. E, a tal fine, dovremmo anche conoscere un po’ quello che nel passato si è prodotto in letteratura per poterci poggiare su quelle spalle.

Clementina Gentile

Mi piacerebbe approfondire ancora di più la ricerca su machine learning e intelligenza artificiale, per cercare di comprendere gli aspetti etici e le conseguenze socio-economiche di questi strumenti e provare a circoscrivere il ruolo del designer come ambasciatore delle voci inascoltate e dei dati invisibili.

Marco Giglio

Ci troviamo sempre più spesso a dover prototipare modelli di servizio cercando di riprodurre un’esperienza credibile e emozionante. Per fare questo guardo con molto interesse installazioni artistiche tradizionali o che utilizzano nuove tecnologie, tecniche teatrali e altre forme di espressione artistica che riescono a raggiungere in modo non mediato gli spettatori. Anche la progettazione degli spazi, in questi anni, mi ha affascinato molto, per la sua capacità di supportare il processo creativo e di lavoro in team. Mi rendo conto che arte e architettura, nelle loro diverse forme, sono un’inesauribile fonte di ispirazione e ricchezza che vorrei conoscere in modo molto più approfondito.

Salvatore Larosa

A livello di soft skill vorrei diventare un bravo coach, saper sviluppare al massimo la capacità di valorizzare e far crescere le persone. Un altro soft skill in cui non finirò mai d’imparare è saper comunicare e vendere le idee. A livello di hard skill… Tantissimi ambiti direi: design sistemico, integrazione tra metodi di design e metodi tradizionali di business modeling, financial planning, metodologie d’innovazione e di change, innovazione per il sociale. L’ampliamento delle conoscenze per me consiste non solo nello studiare ma nel mettere in pratica, e questo significa che di volta in volta mi devo dare delle priorità.

Erika Lauro

Negli ultimi 2 anni ho sviluppato un core focus su Validazione e Data Driven Design. Per continuare su quest’onda, mi piacerebbe molto fare un corso in machine learning per capire quali sono le possibilità di personalizzazione in una esperienza digitale.

Laura Licari

Vorrei approfondire due ambiti un po’ diversi che però hanno molte aree di overlap professionale: il computational design e l’organisational design.

Debora Manetti

Recentemente mi sono scoperta molto interessata al fattore psicologico che muove domanda e offerta e mi affascinerebbe approfondire un sistema per portare un percorso più psicologico e introspettivo nel processo progettuale; un lavoro più profondo e dispendioso in termini di energia ma che consente la realizzazione di identità visive che valorizzino al massimo la natura del progetto. Quindi direi: psicologia cognitiva e strumenti di psicosintesi applicati alla comunicazione visiva.

Silvia Minenti

Sono un’inguaribile curiosa e credo che il designer abbia la fortuna di poter esplorare molti ambiti. Gli ambiti da approfondire sono — in generale — al bisogno, e credo che un designer non debba cadere nella tentazione di verticalizzarsi troppo. Ciò lo depotenzierebbe dalla capacità di mixare diverse cose, per progettarne di nuove ma è di certo una tentazione, a volte una necessità. Attualmente mi sto interessando parecchio al mondo del business e del “policy design”, i meccanismi che di fatto reggono società (in senso ampio) e servizi.

Alessandro Nasini

In due ambiti apparentemente agli antipodi: antropologia e bioingegneria applicata alla tecnologia dei materiali.

Daniela Petrillo

Non ho particolari preferenze verticali, forse l’ambito bancario, che è quello in cui mi immagino (ma forse mi sbaglio) lavori sul cliente considerando un elevato carico cognitivo. Lo trovo in un certo senso affine al sanitario.

Domenico Polimeno

Tanti, forse troppi. Su tutti: Scienze della complessità, Organizzazione Aziendale ed Economia. Oggi il mestiere del designer è cambiato tanto, e sempre di più dev’essere ibrido tra tanti mondi. Questo mi ha portato a riflettere sul fatto che se si vuole fare il salto strategico da designer bisogna incominciare a parlare la lingua di chi da sempre fa strategia e business per avere un punto di vista più completo. Allo stesso tempo qualunque cambiamento è sempre inserito in sistemi sempre più complessi ed interconnessi che richiedono il coordinamento di tanti processi e tante persone. In questa epoca dove tutto è liquido e la complessità si “surfa”, avere conoscenza nei tre campi che ho nominato diventa fondamentale per me.

Antonio Romano

Per fare questo mestiere, servono dei prerequisiti: uno dei principali è la curiosità. Non c’è ambito che non meriti interesse… il problema è che alla fine si diventa, nella migliore delle ipotesi, superficiali di talento!

Giovanni Ruello

Human Factors e soprattutto i temi quanto mai attuali di sostenibilità ambientale ed ecologia. Allo stesso tempo vorrei affinare la mia capacità di pensare in maniera critica, di ascoltare attivamente e di saper aiutare gli altri a prendere scelte migliori all’intento di un sistema complesso.

Daniela Sangiorgi

Vorrei approfondire sia la comprensione dell’ambito in cui lavoro maggiormente, che è la salute mentale, per sviluppare al meglio il mio contributo in questa area molto complessa di cura della persona. Poi vorrei potere sviluppare competenza sulle nuove tecnologie e il loro impatto sull’innovazione dei servizi.

Daniela Selloni

Tanti, troppi. I designer devono essere tuttologi, specialisti nell’essere generici, quindi ho una specie di bulimia interdisciplinare. Forse il primo ambito riguarda le nuove tecnologie, delle quali mi piacerebbe essere specialista, o avere una conoscenza più tecnica. Poi scienze sociali, soprattutto la parte di behavioural change. Poi filosofia, che serve sempre ed è la base di tutto.

Luca Simeone

Mi piacerebbe imparare qualche linguaggio di programmazione che non conosco.

Cristiano Siri

  1. Collective Presencing (by Ria Baeck) is foremost a practice for groups of individuated individuals — people with the ability to stay present in many situations and on many levels — merging their collective discernment and wisdom in service of a collective inquiry. We can distinguish two phases in the development of this group capacity, from a circle of individuals gathering around a theme of inquiry into a genuinely collective presence able to engage in generative collective action in service of life and evolution. It can be regarded as a new capacity evolving in humanity at this time.

  2. Global Social Witnessing is an educational method to develop human capacity to mindfully attend to global events with an embodied awareness, thereby creating an inner world space mirroring these events.

  3. Social Presencing Theater (SPT) is a methodology, developed under the leadership of Arawana Hayashi, for understanding current reality and exploring emerging future possibilities. SPT can be practiced at the individual, group, organization, and larger social systems level.

  4. Compassionate Inquiry is a psychotherapeutic approach developed by Dr. Gabor Maté that reveals what lies beneath the appearance we present to the world. Using Compassionate Inquiry, both the individual and therapist unveil the level of consciousness, mental climate, hidden assumptions, implicit memories and body states that form the real message that words both express and conceal.

Alberta Soranzo

Se avessi una bacchetta magica, vorrei diventare un’esperta in tutto. Realisticamente, vorrei approfondire le mie conoscenze in materia di teoria dei sistemi complessi ed ecosistemi. Non credo sia possibile essere designer competenti in assenza della comprensione delle relazioni tra ciò che progettiamo e i contesti di utilizzo, o delle dipendenze e le relazioni di causa ed effetto nei sistemi in cui operiamo.

Clizia Welker

Psicologia, coaching, facilitazione, relazione d’aiuto: per fare questo mi sono iscritta ad una formazione in Counseling. Inoltre vorrei allenare le mie capacità percettive e intuitive, competenza che ritengo tanto importante quanto minacciata. Assopita, offuscata ma per fortuna esistente in ognuno di noi: dote fondamentale per un ricercatore, da nutrire assolutamente :-)

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